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Mattarella ha parlato. di A.Sansoni

Mentre spuntano nuovi nomi di personaggi anche legati al mondo della politica sul tavolo dei giudici della
Procura di Perugia, il presidente della Repubblica sembra essersi svegliato (tardi) sul caso dello
scandalo del Consiglio superiore della magistratura (da lui presieduto) e sulla vicenda del pubblico
ministero romano, il giudice Palamara. Mattarella ha parlato di indecenza, di scandalo senza precedenti,
di un fatto che mette a nudo come la giustizia sia stata manipolata da persone prive di scrupoli e che ha
gettato molta sfiducia negli italiani. Parole a cui però non seguono i fatti: Mattarella non ne vuole sapere
di sciogliere il Csm. Parla di una sua riforma urgente, ma non ne vuole sapere di scioglierlo: cosa altro
doveva accadere per procedere ad un drastico taglio di quest’organo da cui sono affiorati scandali a più
riprese? E sempre il capo dello Stato auspica la fine della commistione fra politica e giustizia:
Parlamento e singoli partiti si devono, stando alle dichiarazioni del presidente della Repubblica,
rimboccare le maniche, come del resto annunciano di voler fare con una riforma proprio in questa
direzione. A proposito di riforma, sono tante le proposte: paletti nelle carriere dei magistrati, nomine più
rigide, controlli rigorosi e altro ancora. Tutte cose dette e ridette da anni e che non sono mai state
applicate. Mancano però nella riforma, due principi che potrebbero invece essere di fondamentale
importanza per la ripartenza della giustizia in modo davvero equo e garantista per il cittadino: la
sepazione delle carriere dei magistrati e la responsabilità penale e civile dei giudici per le loro sentenze
errate.

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