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Natale di F. Bellan

Dopo il lockdown che ha annullato la Pasqua nella scorsa primavera, adesso tocca al Natale. 

Intendiamoci, il sottoscritto non è certamente un bravo cattolico praticante, quindi, senza ipocrisia quanto segue è esclusivamente il mio pensiero. 

Da parte del Vaticano, e della sua massima rappresentanza, quello che in rete i ragazzi della Banda degli Idraulici hanno simpaticamente denominato il Papo, non una parola in opposizione a tutte le disposizioni che sono state emesse da questo governo d’incapaci e di cialtroni nell’arco di questo 2020 incredibile, disposizioni emesse in contrasto con gli stessi riti cattolici, basta pensare, per limitarci ad un solo esempio, al blocco delle funzioni religiose. 

In occasione del Natale sono riusciti a spostare la messa di mezzanotte, da quanto mi è stato raccontato da un amico, nel corso di una trasmissione radiofonica qualcuno tra gli uomini della chiesa, ha giustificato l’anticipo della Messa di Natale dicendo che alla fine non si può stabilire se Gesù Cristo fosse nato effettivamente a mezzanotte. 

Non bastavano le aperture verso gli immigrati e altre religioni, che considerano i cristiani degli infedeli, non bastavano le aperture verso le coppie gay intese come famiglie, non bastavano le approvazioni di vaccini che sarebbero stati fatti con feti abortiti, tutto quel che sta accadendo sembra essere rivolto contro la stessa sacralità eppure Papa Francesco ha recentemente sostenuto che la pandemia sarebbe un’occasione per “recuperare autenticità”. 

Invece di mantenere un’osservanza passiva nei confronti delle disposizioni di questa repubblica delle banane, forse ci poteva essere una reazione un po’ più decisa, tipo aprire le chiese comunque a mezzanotte, o dare indicazione ai fedeli di pregare comunque a mezzanotte nella propria abitazione. 

A tutte queste ” aperture ” nei confronti della cosiddetta “società civile” sinceramente sembrano più decisi e più rivolti verso il sacro i cristiani ortodossi dell’Armenia, del Montenegro o del Kosovo, basta pensare al recente conflitto, ai sacerdoti in difesa della propria terra, ai sacerdoti arrestati che pregavano nelle stazioni di polizia, alle chiese attaccate, ai sacerdoti visti alla guida del proprio popolo nelle manifestazioni. 

Ancora una volta il cosiddetto mondo occidentale sembra dimostrare tutti i limiti imposti dal consumismo e dal villaggio globale, anche per quanto riguarda la sacralità. 

Nelle parole di una vecchia canzone di Massimo Morsello si può ritrovare l’attualità di questi giorni in cui stiamo vivendo. “Un Natale che viaggia tra la neve e i suoi fiori e che mi porta un regalo di più, in questo vuoto Natale in cui non nasce nessuno, questa volta non è festa per me”.

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