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ORIGINI DEL FASCISMO- LO SQUADRISMO

Terzo appuntamento col prof. Roberto Mancini

Oggi, mi aspetta un compito assai difficile, cercare di condensare in circa
un’ ora di conversazione un argomento molto complesso e
particolarmente lungo come la nascita del fascismo fin dalla fondazione
dei fasci di combattimento il 23 marzo del 1919 a Milano in piazza S
Sepolcro .Cercherò di fare del mio meglio, sperando di riuscire a
coinvolgervi come nelle due precedenti conversazioni .Dobbiamo
naturalmente partire dalla guerra, il primo conflitto mondiale che aveva
sicuramente contribuito a determinare come d’ altronde Mussolini aveva
già previsto fin dal 1915 un profondo mutamento di modo di pensare da
parte della popolazione europea, la quale dopo i milioni di morti nelle
trincee, aveva dovuto subire al termine del conflitto anche la tremenda
epidemia di spagnola che si portò via milioni di altri giovani.
A questo punto prima iniziare il discorso sul fascismo sarò costretto ad
una lunga digressi0one in merito al Congresso di Versailles che in teoria
avrebbe dovuto riportare la pace in Europa ma che in effetti, in realtà
contribuirà a creare nuove premesse che costituiranno le premesse
remote del II conflitto mondiale .La popolazione europea, come vi dicevo
poc’ anzi era profondamente mutata rispetto a prima del conflitto, mai
nel corso della storia dell’ umanità il proletariato era stato così coinvolto
in un conflitto vivendolo da protagonista. Sembrava davvero crollato il
principio secondo il quale la classe fosse contro la Nazione, ma i socialisti
europei, soprattutto quelli italiani, non avevano ancora compreso quello
che la guerra aveva prodotto. Le classi dirigenti erano però rimaste le
stesse, in difesa esclusiva dei loro interessi economici e finanziari con
Parlamenti che rappresentavano sempre meno le Nazioni .Eppure in
Europa si era determinato un vero e proprio cataclisma con la sparizione
di ben quattro imperi sovranazionali: quello Ottomano, quello Russo,
quello tedesco Guglielmino, e l’ impero danubiano della duplice

monarchia austro- ungarica. Dalla disgregazione di quest’ ultimo
nacquero i due stati allogeni costruiti artificialmente a Versailles: la
Cecoslovacchia con l’ antistorica unione di cechi e slovacchi all’ interno
del quale nella zona dei Sudeti vivevano più di tre milioni dei tedeschi e la
Jugoslavia con l’ unione di Serbi, Croati, Sloveni bosniaci ecc ecc in chiave
prevalentemente anti- italiana .Inoltre per consentire uno sbocco al mare
alla Polonia fu creato in maniera davvero assurda il famoso corridoio che
di fatto spaccava in due la Prussia, con la città di Danzica, città da sempre
tedesca, inserita nel territorio polacco .Inoltre la Germania fu umiliata
anche e soprattutto a livello politico perché i vincitori di fatto
contribuirono a disintegrarne l’ Impero con la creazione della famosa
repubblica di Weimar .Premessa diabolica quest’ ultima dove i vincitori si
intromettevano nelle questioni politiche di un popolo, stabilendo loro
quale doveva essere il tipo di governo che la vinta Germania avrebbe
dovuto accettare .Premessa quest’ ultima di quello che accadrà al termine
del secondo conflitto mondiale C’ era poi il gravissimo problema delle
riparazioni di guerra che venivano imposte ad una Germania sconfitta che
non sarebbe mai stata in grado di pagare.
Veniamo adesso all’ Italia, che aveva vinto il conflitto pagando un
altissimo tributo di sangue .Questi avvenimenti sono piuttosto noti, ma
sono costretto a sottolinearle seppur brevemente per introdurre l’
intricata questione fiumana.L’ Italia il 26 aprile del 1915 .In base all’
accordo segreto firmato con la Francia e l’ Inghilterra si impegnava ad
entrare in guerra per il momento solo contro l’ Austria – Ungheria,
soltanto nel 1916 infatti l’ Italia avrebbe dichiarato guerra anche alla
Germania, ottimi erano sempre stati i rapporti tra i due paesi dalla fine
dell’ ottocento in poi, da ricordare a questo proposito che la visita di
Guglielmo II a Roma aveva sicuramente contribuito a legittimare Roma
come capitale d’ Italia nel 1887.Da notare che il Trattato di Londra firmato
da Salandra e Sonnino era stato firmato all’ insaputa di un Parlamento in
maggioranza neutralista e alla sua insaputa. Un Parlamento, ancora di

fatto controllato dalla egemonica presenza di Giolitti.Tra l’ altro quegli
accordi prevedevano in caso di vittoria delle forze dell’ intesa tutta una
serie di compensi territoriali che l’ Italia avrebbe dovuto ottenere.S i
trattava del completamento dell’ unità nazionale con Trento e Trieste fino
al confine del Brennero, del riconoscimento di Rodi e di tutte le isole4tte
del dodecanneso, di una specie di protettorato dell’ Albania, di una zona
di influenza in Asia Minore chiamata Adalia.In merito alla questione
adriatica la questione diveniva più complessa perché si prevedeva l’ Istria
ma non la Dalmazia.Fiume non era prevista da questi accordi, che tra l’
altro a Versailles non erano stati riconosciuti dal presidente americano
Wilson perché non erano stati firmati da un paese come gli Stati Uniti che
in quel momento non pensava di dover intervenire in guerra .A questo
proposito, va anche sottolineato il fatto che gli Stati Uniti venivano da
un lungo periodo di isolazionismo, in base al quale era stata mantenuta la
famosa dottrina Monroe.L’ America agli americani .Mi scuso con tutti i
gentili ascoltatori se mi sto dilungando troppo su questo argomento ma vi
assicuro che è della massima importanza e che avrà gravi conseguenze
negli avvenimenti successivi
Torniamo adesso alle questioni adriatiche e a Fiume in particolare alla
quale naturalmente tutti noi siamo particolarmente legati per gli
avvenimenti d’ annunziani, per Guido Keller e per la costituzione del
Carnaro .A Versailles si stava applicando il principio dell’
autodeterminazione dei popoli secondo i principi che Wilson senza
conoscere nulla della storia europea voleva imporre a tutti. Ma erano
principi assai strani visto e considerato che l’ Inghilterra e la Francia di
fatto controllavano con le loro colonie più di mezzo mondo ed in più in
quei mesi di Versailles stavano acquisendo sotto l’ ipocrisia dei mandati
anche leex colonie tedesche ed in più il controllo della Siria e della
Palestina.In ogni caso, Fiume attraverso un plebiscito aveva chiesto di
ricongiungersi all’ Italia.L’ Italia a Versailles si trovò totalmente isolata dal
punto di vista diplomatico, perché come ho appena detto Wilson non si

sentiva vincolato dal Trattato di Londra del 1915 che l’ Italia voleva che
fosse integralmente rispettato .Ma Wilson continuava ad insistere che le
pretese italiane erano illegittime perché a suo avviso violavano i diritti
delle altre nazionalità, nello specifico quella Jugoslava.La nostra
delegazione nei confronti di questa situazione per protesta si ritirò dall’
Assemblea ( Orlando e Sonnino ) Ma il ritiro della delegazione non
produsse i risultati sperati, anzi francesi e inglesi si sentirono ancora più
liberi di fare i loro comodi spartendosi tutto quello che potevano .Fu
proprio in quei mesi turbolenti della “ vittoria mutilata “.Anche il cambio
del governo da Orlando a Nitti, il famoso “ cagoia”come lo aveva
soprannominato D’ Annunzio non produsse rilevanti cambiamenti politici
.La situazione a Fiume rimaneva assai difficile perché Versailles se ne era
disinteressata lasciando che Italia e Jugoslavia se la sbrigassero da sole
attraverso accordi bilaterali..In realtà la situazione di Fiume evidenziava
un profondo malessere di gran parte della società italiana, un Italia che
aveva vinto la guerra ma continuava ad essere trattata con molta
sufficienza da parte delle grandi potenze .Tra l’ altro, i soldati italiani che
tornavano a casa non solo spesso non erano festeggiati dalle popolazioni
locali, ma spesso venivano fatti rientrare addirittura di notte per evitare
che le popolazioni locali, sobillate dai socialisti li ingiuriassero
pesantemente. Era davvero incredibile, ma nonostante la grandi vittoria,
l’ Italia continuava ad essere considerata l’” Italietta” di un Risorgimento
che ci aveva visto troppe volte in difficoltà .Basti ricordare a questo
proposito i tragici episodi della III guerra d’ Indipendenza con le sconfitte
di Lissa e Custoza.A tutto questo si aggiungeva una pesante crisi
economica e la maggior parte dei soldati smobilitati al loro rientro a casa
non trovavano lavoro e spesso erano alla fame. Solo il “popolo dì’ Italia
protestava vibratamente per tutto questo, insieme al giornale di
Mussolini si allineavano gli Arditi che con il loro coraggio correndo verso
le trincee nemiche con il pugnale tra i denti e un tascapane pieno di
bombe a mano avevano risolto molte situazioni difficili .Anche durante la

ritirata di Caporetto ritardarono il più possibile l’ avanzata tedesca, dando
al nostro esercito in ritirata la possibilità di potersi attestare sul Piave
.Proprio tra gli Arditi troveremo in seguito il primo nucleo dello
squadrismo fascista.
A Fiume, nel frattempo la situazione si faceva di ora in ora sempre più
difficile,soprattutto quando il 25 agosto del 1919 il I battaglione del 2
granatieri del maggiore Reina era stato costretto a lasciare Fiume, a
seguito dei famosi vespri fiumani, come vennero chiamati. Si trattava di
scontri tra le truppe italiane contro quelle francesi .Ebbene, questo
reparto di dei granatieri che dopo aver lasciato Fiume si era accasermato
nel paesino di Ronchi .In questa località il 31 agosto alcuni ufficiali dei
granatieri di Sardegna: I tenenti Riccardo Frassetto, Vittorio Rusconi, e i
sottotenenti Adami, Ciatti e Cianchetti prestarono tra loro il famoso
giuramento o Fiume o morte.Passeranno alla storia come i giurati di
Ronchi, e saranno proprio loro a fare appello a Gabriele D’ Annunzio
perché prendesse la testa delle loro truppe, marciando su Fiume
.Commoventi le loro parole in questa occasione:
“Quando lasciammo Fiume nella notte voi non potete immaginare con quale delirio di passione italiana, il popolo
tutto venne a salutarci, donne, vecchi, e bambini vennero a gridare a noi, che li liberammo dalla tirannide croata, il
loro arrivederci .E’ nostro dovere ricordare a tutti gli italiani che hanno combattuto per la libertà della Patria che noi
abbiamo giurato di svegliare tutti quei politici che vorrebbero addormentare l’ Italia. D’ Annunzio riceve uno degli
ufficiali e promette di marciare con loro alla volta di Fiume.”
Il trasferimento a Fiume nella notte tra l’ 11 e il 12 settembre 1919 fu molto
complicato, drammatico e rocambolesco .Arrivato a Ronchi a D’ Annunzio fu detto
che mancavano gli autocarri per il trasferimento, poi dopo ore di febbrile attesa
con D’ Annunzio che stava molto male con la febbre alta, arrivarono i mezzi portati
da Guido Keller, uomo leggendario, ufficiale pilota che diverrà mitico dopo la merda
sul Parlamento. In questa occasione aveva dovuto estrarre la sua glisenti e puntarla
sulla faccia del tenente Salomone che dopo aver promesso i mezzi si era rimangiato
la parola .Alla fine partirono 20 ufficiali e 282 granatieri con la Fiat 501 rossa di D’
Annunzio .A villa Opicina si unirono anche i volontari triestini del capitano Conighi
della legione fiumana.Ma le difficoltà non erano ancora terminate .A Cantrida, posto
di confine tra l’ Italia e il territorio di Fiume i legionari trovarono sulla loro strada l’

VIII reparto d’ assalto degli Arditi Fiamme nere al comando del colonnello Raffaele
Repetto, mandati dal generale Zappi per sbarrare la strada agli insorti .Ma Repetto
non obbedì agli orni ricevuti e dopo aver abbracciato il grande poeta si unì a lui .Un
kilometro più avanti, il generale Pittaluga fermò nuovamente la colonna .D’
Annunzio in questa occasione disse al generale :”Ho capito che lei farebbe tirare sui
miei soldati, che sono fratelli dei suoi .Ebbene, prima che su gli altri faccia sparare su
di me, dicendo queste parole D’ Annunzio si batte sul petto dove spicca il nastrino di
mutilato di guerra .Pittaluga rispose che non sarebbe stato certamente lui nipote di
garibaldini che avrebbe fatto spargere sangue fraterno .Mentre la discussione
continuava, una autoblinda della colonna dei legionari si mosse improvvisamente
schiantando la sbarra di legno che segnava il confine tra Italia e Fiume, Pittaluga non
osò ordinare il fuoco e così un quarto d’ ra prima delle 12 i legionari arrivarono a
Fiume accolti da un delirio di folla che li vedeva come liberatori. Alle 18 dopo essere
stato proclamato Governatore da tutta la cittadinanza si affacciò dal balcone del
Palazzo del governo da dove proclamò l’ annessione di Fiume all’ Italia.Una
annessione fortemente voluta da una popolazione che l’ aveva sancita in un
plebiscito seppur non riconosciuto dalle diplomazie internazionali il 30 ottobre del
1918.
Ho voluto de raccontare questo episodio dell’ arrivo di D’ Annunzio a Fiume
perché forse non troppo conosciuto .Inizieranno subito dopo i 15 mesi più incredibili
della storia d’ Italia con tutta una serie di esperimenti rivoluzionari che
sbalordiranno il mondo a cominciare dalla famosa costituzione del Carnaro dalla
quale in qualche maniera partirà tutta la politica sociale del fascismo. Un fascismo
del quale non sono ancora riuscito a parlare questa sera sono davvero
tantissime le cose da dire e da raccontare seppur in maniera molto
sintetica.Credo proprio che questa sera non riuscirò nemmeno a
descrivere gli avvenimenti che portarono alla fondazione dei fasci di
combattimento, perché dovrò ancora soffermarmi un po’ su Fiume e sull’
importantissima Costituzione redatta da quell’ Alceste De Ambris che
fascista non lo fu mai.
In questi ultimi tempi tra l’ altro abbiamo dovuto assistere al tentativo
storiografico di defascistizzare il grande poeta di Pescara.Siamo alle solite,
la storiografia contemporanea del pensiero unico a questo proposito

normalmente usa due tattiche nei confronti di personaggi scomodi,o li
cala in un oblio senza tempo, oppure cerca disperatamente di dimostrare
che non sono ascrivibili al fascismo, come appunto si sta tentando di fare
con D’ Annunzio.In realtà come ho scritto ripetutamente il fenomeno
fascismo è molto complesso e variegato, secondo il quale si può essere
fascisti in vari modi .D’ Annunzio era un grande poeta, sicuramente un
esteta figlio dell’ irrazionalismo ottocentesco, ma che sognava una
grande Italia in armi contro i popoli vecchi delle democrazie liberali. Ora,
in questo ambito avrei ancora troppe cose da dirvi e da spiegare per
perdere il mio e il vostro tempo in questa sterile polemica nata dall’ opera
di Giordano Bruno Guerri disobbedisco, dove ad un certo punto si afferma
che tutto il fiumanesimo è un fenomeno libertario che anticipa il 68.Senza
entrare nel merito dell’ affermazione, senza entrare nel merito dell’
affermazione bisogna però considerare che tutto quello spirito libertario
e anti- gerarchico era collocato all’ interno dell’ idea di Patria, una Patria
grande e rispettata nel mondo, questo senza sicuramente negare il fatto
che tra squadristi e legionari ci fossero stati degli scontri, forse anche
legati al Natale di sangue. D’ Annunzio è un istintivo e un passionale che
non conosce i meccanismi della politica e dei compromessi che a volte
sono necessari per realizzare i nostri obiettivi .Resta in ogni caso un
fascista per le tantissime sfumature che il movimento- regime ha
presentato nel corso degli anni .Se si volesse davvero entrare nel merito il
fascismo non esisterebbe più, non vi rientrerebbe infatti nemmeno lo
stesso Mussolini per la sua costante subordinazione del partito nei
confronti dello Stato .In realtà, al contrario è proprio questa la grande
forza di un movimento estremamente variegato con uomini sicuramente
molto diversi tra loro ma tutti accumunati da un comune ideale di una
Patria fortemente spiritualizzata con l’ obiettivo dell’ uomo nuovo e con la
perfetta fusione del nazionale con il sociale .Gli esempi che si potrebbero
fare a questo proposito sono tantissimi da Pirandello, a Marinetti, da

Mascagni a Marconi, da Marinetti a Volpe per arrivare a Gentile Coppola
e Volpe Gallian.
Ora come promesso non posso esimermi dal dire almeno due parole
sulla Costituzione del Carnaro, documento importantissimo sul piano
rivoluzionario e per la socialità che rappresenterà la strada maestra per
quel socialismo fascista di cui ho parlato molte volte.
In una intervista del 13 aprile del 1920 rilasciata da D’ Annunzio al dottor
Brajer della New Freje Presse, il Comandante parlava di riunire in questa
nuova Costituzione le libertà comunali con le ultime forme che oggi
muovono il mondo. Sono molti gli articoli innovativi di questa
Costituzione, alcuni dei quali ripresi dalla stessa Costituzione italiana
entrata in vigore come sanno tutti il 1 gennaio del 1948. A me per
collegarlo meglio alla Carta del lavoro fascista del 21 aprile del 1927 e
soprattutto alla socializzazione della RSI mi piace ricordare l’ art. IX Il
concetto di proprietà che non si configura più come dominio assoluto
della persona sulla cosa ma come la più utile delle funzioni sociali; non
ammette peraltro che sia lasciata inerte, si afferma al contrario che il
lavoro è l’ unico titolo legittimo di dominio su qualsiasi mezzo di
produzione e di scambio perché solo il lavoro è padrone della sostanza
resa massimamente fruttuosa per l’ economia della Nazione .Questo
articolo sarà la fondamentale premessa di tutta la successiva economia
fascista, prima con la Carta del lavoro e poi con la Socializzazione, dove il
lavoro appunto diverrà l’ unico soggetto dell’ economia.
Ma negli stessi anni in cui si svolgeva la vicenda fiumane nasceva in Italia
il fascismo. Alle ore 10 di mattina del 23 marzo 1919 nella sala riunioni del
circolo degli interessi industriali e commerciali al primo piano di piazza
San Sepolcro n 9 a Milano iniziavano i lavori per la fondazione dei fasci di
combattimento .Mussolini, prendendo spunto da quel moto di rivolta che
aleggiava in tutta Italia dava vita ad un movimento nuovissimo che
superava classi e ambienti nel nome di una Patria comune .Mussolini,

qualche giorno prima sulle colonne del suo giornale aveva scritto:”noi
rimanendo ben saldi nell’ ambito dell’ interventismo, fatto dominante
nella storia della Nazione rivendichiamo il diritto e proclamiamo il dovere
di trasformare con metodi rivoluzionari la vita italiana. Noi interventisti,
siamo i soli che in Italia hanno il diritto di parlare di rivoluzione .Forse per
questo ne parliamo assai poco. Noi non abbiamo bisogno di attendere la
rivoluzione, come fa il gregge tesserato, né la parola ci sgomenta come
succede al mediocre pauroso che è rimasto con il cervello al 1914 .Noi
abbiamo già fatto la rivoluzione nel maggio del 1915”In questa maniera
nasceva il raccordo mussoliniano con la guerra rivoluzionaria di George
Sorel che aveva indotto schiere di sindacalisti all’ interventismo.
Ricollegandosi strettamente all’ episodio di Dalmine, Mussolini creava di
fatto le premesse per l’ antipartito.
Devo aver sicuramente superato l’ orario previsto per la sopportazione di
una conversazione di questo tipo, vi saluto pertanto dandovi
appuntamento a giovedì prossimo e allo ci sarà davvero da divertirsi ,
visto che siamo arrivati finalmente allo squadrismo.

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