Crea sito

Pavolini di A.Sansoni

Arte, cultura, storia e amore per la bellezza. Molti camerati ricordano il fiorentino Alessandro Pavolini per
il suo ardore verso l’ideale fascista, per la fedeltà assoluta a Benito Mussolini e per la stesura dei 18
punti di Verona che posero le basi per la nascita della Repubblica sociale italiana. C’è un lato forse meno
conosciuto di Pavolini, livornese da parte di padre e fiorentino da parte di madre: la sua passione per
l’arte e per il giornalismo. Del resto non poteva essere altrimenti, essendo stato per tanti anni gerarca di
Firenze che, senza nulla togliere alle altre città italiane, viene definita la culla della cultura, nonchè
Ministro della cultura popolare fino al 5 febbraio del 1943 e segretario del Partito fascista repubblicano
fino al giorno della sua morte avvenuta a Dongo il 28 aprile del 1945. Nella sua carta di identità
dell’epoca, nel settore professione, si leggeva la dicitura ”Giornalista”. E infatti Pavolini fu un eccelso
scrittore, oltre che un brillante politico. Se ”La Guerra” e ”Il Buzzegolo” furono la sue prime riviste
ciclostilate in cui un giovanissimo Pavolini mosse i primi passi nel mondo del giornalismo, nel 1929 fondò
la rivista ”Il Bargello”, che divenne organo ufficiale del Fascismo della federazione fiorentina, ma
soprattutto una rivista letteraria di stampo nazionale che è sempre stata considerata una tra le più
interessanti del Ventennio fascista, per il contenuto culturale che il gerarca di Firenze improntò alla
pubblicazione. E le firme che ci scrivevano sarebbero poi diventate negli anni, alcuni dei grandi della
letteratura italiana e del giornalismo di casa nostra, come Elio Vittorini, Vasco Pratolini, Romano
Bilenchi, Ardengo Soffici e Indro Montanelli. Si può dire che il 1929 fu per Alessandro Pavolini l’anno
della sua svolta e dell’inizio ufficiale della carriera all’interno del Fascismo, carriera però non mai
personale, in quanto Pavolini non volle fregiarsi mai di titoli o epiteti, ma mise sempre avanti la sua idea,
la fedeltà al regime e a Mussolini, rispetto a una vanagloria personale. Nell’anno della crisi economica
mondiale, appena compiuti 26 anni, successe al marchese Ridolfi (fondatore dell’Acf Fiorentina nel
1926) nella carica di segretario della federazione provinciale del PNF di Firenze. In questo ruolo, Pavolini
riuscì a rafforzare la presenza fascista nell’area provinciale di Firenze, portando gli iscritti dai circa 31
mila del 1929 ai quasi 46 mila del 1933: una crescita esponenziale notevole. Pavolini inaugurò anche
numerose Case del Fascio nella campagne fiorentine e nei paesi circostanti, come luoghi non solo di
svago e di ritrovo per un caffè o un liquore, ma anche di aggregazione culturale e incentivò notevolmente
nella provincia e anche nei vari quartieri e rioni di Firenze, la realizzazione di attività ricreative,
soprattutto di carattere sportivo (per il benessere del corpo e della mente) e turistico. Importante fu
anche la sua impronta sulla valorizzazione dei numerosi musei fiorentini, in cui permise l’accesso a

prezzi popolari, per far sì che la cultura di Firenze potesse diventare cultura di stampo nazional-
popolare. Pavolini fu anche fra i promotori della riscoperta del calcio storico fiorentino, risalente al

periodo rinascimentale e che fu accantonato da troppo tempo e quindi organizzò una partita annuale in
costume storico che richiamava numerosi turisti, competizione che si svolge ancora oggi. Inoltre
promosse l’artigianato locale con una fiera annuale dove gli artigiani toscani mettevano in mostra i loro
manufatti. E poi non si può non considerare una sua importante istituzione, fondata dal marchese Ridolfi,
ma da Pavolini istituzionalizzata ufficialmente: il Maggio Musicale Fiorentino, manifestazione che esiste
tuttoggi, il cui debutto risale al 22 aprile 1933 con la prima al Teatro Comunale di Firenze con il
”Rigoletto”. Perchè il ”Maggio Musicale Fiorentino”? Il motivo è da ricercare nella ”Primavera di
bellezza”, così tanto cara ad Alessandro Pavolini, come sinonimo di rinascita, di nuovo inizio e di
speranza verso il futuro. Infine Pavolini si rese protagonista anche dell’abbellimento della stazione
centrale di Firenze. Il resto della sua vita, poi, è storia nota.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: