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Rotta balcanica e Unione Europea di F.Bellan

Lunedì 1 giugno, anche in questa data sono stati intercettati una sessantina di profughi provenienti dalla rotta balcanica, sembrerebbe siano afgani. 
Proprio sabato scorso, 30 maggio è stato attuato un blitz di militanti del VFS su uno dei confini di Trieste, per affrontare la questione dei flussi migratori che si stanno riversando in Italia, dalla Slovenia attraverso la rotta balcanica, nell’indifferenza complice di questo stato, che pensa di risolvere tutto a suon di sanatorie, per la gioia di chi sull’immigrazione si è creato un business redditizio, e di quell’unione europea che in realtà rappresenta proprio l’antiEuropa,  l’istituzione al seguito di lobbies economiche e poteri forti, di chi ci vuole tutti massificati in quel globalismo senza cultura, senza valori e senza tradizioni. 
È auspicabile, continuare con azioni simili, rivolte a sensibilizzare il più possibile la questione dell’immigrazione, una battaglia politica che non può e non deve lasciare indifferenti, su cui si va a giocare il futuro della nostra patria, già ridotta ad una cloaca a cielo aperto, dalle scellerate politiche “accoglienti” attuate da una classe politica che ha dimostrato e continua a dimostrare un completo disinteresse per le sorti della nostra terra, in ossequio ai voleri degli artefici della cosiddetta “società aperta”, che tra i loro obiettivi hanno proprio il conseguimento della società multirazziale. 
Di seguito il comunicato del VFS riguardo l’iniziativa di sabato 30 maggiot
“Una fetta significativa del problema riguardante l’arrivo di centinaia di clandestini si sta vivendo nell’ estremo nord est della penisola e più’ precisamente in Friuli Venezia Giulia, a ridosso del confine italo-sloveno.
L’ormai tristemente famosa rotta balcanica si sta trasformando, complice anche la relativa indifferenza verso questa porta d’ingresso, in uno dei principali punti di approdo verso il territorio dell’ Unione Europea.
La Slovenia, trovandosi proprio su questa direttrice , dovrebbe ricoprire un ruolo fondamentale nella gestione e limitazione dei flussi migratori verso l’Europa.
Invece, in barba a qualsiasi accordo internazionale, prima ha chiuso unilateralmente i confini appellandosi all’ epidemia in corso e contemporaneamente ha permesso l’attraversamento degli stessi da parte di centinaia di clandestini.
Non si tratta di discutere su alcune decine di triestini che non possono andare a fare un giro in bici in Slovenia, no qui si tratta di discutere sull’ integrità strutturale e politica di quell’organizzazione che vorrebbero far passare come l’embrione di una nuova nazione ma che di fatto, negandone alcuni principi fondamentali come ad esempio l’integrità territoriale, altro non è che l’ennesimo organismo burocratico sovranazionale.
e critiche verso l’Unione Europea e verso i suoi negligenti stati membro, come i nostri vicini sloveni, si dovrebbero focalizzare proprio verso la mancanza di azioni politiche (sottolineato) continentali in relazione ad uno qualunque dei problemi europei impellenti che ,in qualche modo, vengono ignorati, sminuiti o tollerati.

Occorre quindi superare le promesse di assistenzialismo dell’UE, raramente mantenute, ed iniziare a ragionare come nazione.
Stabilire politiche veramente comuni su fisco, moneta, difesa europea, gestione dei confini e del territorio, insomma tutto ciò che identifica e caratterizza un organismo veramente nazionale.
L’impossibilità di coordinare una qualsivoglia azione congiunta per affrontare queste problematiche dimostra come la strada per poter parlare di Nazione Europa sia ancora lunga e lastricata di difficoltà.
Trieste, il Friuli Venezia Giulia e si, anche la Slovenia, non rappresentano “la periferia dell’impero”, distante dal centro e con regole proprie , ne rappresentano il primo baluardo, il primo impatto ed anche la prima difesa.
Ed è li, proprio in quei luoghi, che si sta giocando una partita fondamentale sia sulla definizione stessa di Europa che sul futuro del nostro continente e delle comunità che lo abitano.”

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