Sergio e quel futuro che sognava

di Ludovico Ciccarelli

Si avvicina la data della ricorrenza della tragica morte di Sergio Ramelli, lo studente trucidato dagli infami assassini rossi che, con pesanti chiavi inglesi, sfondarono, senza alcuna pietà, il cranio del povero ragazzo. La tecnica era sempre la stessa, vigliacca e subdola, nascondersi nei pressi della abitazione e attenderne la venuta, un commando di 4 persone, tanto per essere sicuri del risultato. Un coma profondo durato per lunghi interminabili giorni e poi la morte, implacabile e tagliente. Un ragazzo punito per le sue idee che, a dir dei suoi avversari, non avrebbe dovuto esternare e quindi colpito come simbolo casuale, monito per gli altri Camerati. Sergio era un ragazzo pacifico, dolce ed educato, non era un picchiatore o un acceso militante, non faceva male a una mosca, né la sua simpatia politica poteva danneggiare chicchessia. Forse proprio per quello fu raggiunto vigliaccamente e colpito.
Anche qui, inutile dirlo, non ci fu giustizia ma a questo,purtroppo, siamo abituati.
Sergio sognava un mondo migliore, un mondo pulito fatto di equità e giustizia.
Duole dirlo ma giustizia ,nel suo caso,non fu mai fatta. Odio e accanimento? In parte si perché troppi ragazzi ci hanno rimesso le penne senza che i colpevoli pagassero e questo per NOI rimane un dolore e cruccio che nessuno potrà estinguere.
Il Signore lo ha accolto amorevolmente tra le sue braccia e Sergio ci sorride da lassù. NOI continueremo ad onorarlo e ricordarlo come una icona, un simbolo di vita e di speranza che rimane immortale. Per continuarne a parlare, per accarezzarlo dolcemente con il nostro pensiero, per sentirlo vivo dentro di noi per sempre.

Ludovico Ciccarelli

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