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Trieste, 100 anni fa il Balkan e la “violenza fascista”, ancora oggi qualcuno pretende scuse e risarcimenti. Di F.Bellan

Trieste, 100 anni fa il Balkan e la “violenza fascista”, ancora oggi qualcuno pretende scuse e risarcimenti

Correva il mese di luglio dell’anno 1920, a Trieste l’hotel Balkan era la sede di associazioni slave che conducevano una politica anti italiana.
A Trieste, dopo un comizio di protesta, riguardo i fatti di Spalato, dove due marinai italiani erano stati appena colpiti a morte da elementi slavi, veniva assassinato, ancora da attivisti slavi, Giovanni Nini.
La folla, in risposta dava vita ad una manifestazione che raggiungeva il Balkan, dalle finestre gli slavi aprivano il fuoco, veniva colpito a morte l’ufficiale dell’esercito Luigi Casciana. Una ventina, i feriti.
Gli scontri terminarono con l’incendio dell’albergo, incendio che stando alle foto dell’epoca aveva origine dal secondo piano; quindi appare ” improbabile ” che la responsabilità sia stata dei “fascisti cattivi”.
Negli anni ’60 la minoranza slovena di Trieste venne risarcita per la “violenza fascista”, con la costruzione del teatro stabile sloveno, un edificio situato in città, dove la minoranza è assente, in quanto prevalentemente insediata nelle frazioni e nei paesi della provincia di Trieste.
Il prossimo luglio, le istituzioni vogliono consegnare alla minoranza ed alle istituzioni slovene il palazzo dove aveva sede il Balkan, situato in centro città e attualmente sede della prestigiosa scuola per interpreti.
La minoranza slovena è già ampiamente tutelata e finanziata dalla legge, la Slovenia è uno stato che esiste dal 1991, quindi non può essere stata ” vittima di violenza fascista “, eppure puntualmente certi esponenti della minoranza manifestano apertamente le loro mai celate simpatie per i partigiani comunisti di Tito, che erano alleati di quelli italiani e di inglesi e americani, quelli che occuparono i territori d’Istria, Fiume e Dalmazia, e che massacrarono il nostro popolo nelle foibe, mentre la Slovenia troppo spesso si arroga il diritto di mettere voce quando si parla di foibe e di esodo, lamentando puntualmente la ” violenza fascista “, senza aver mai chiesto scusa, tantomeno aver risarcito, per l’occupazione dei territori italiani, o per i crimini delle foibe.
Nei paesi della provincia, un tempo feudo del partito comunista, ci sono i monumenti inneggianti ai partigiani con la stella Rossa, ed in occasione del primo maggio, data che coincide con l’ingresso delle bande comuniste di Tito a Trieste, questi paesi sono imbandierati a festa.
Mentre stiamo vivendo una crisi economica senza precedenti e che non si sa ancora come andrà a finire, le istituzioni italiane si preoccupano di mettere a disposizione milioni di euro, a spese del contribuente, per risarcire una seconda volta, chi continua ad essere nostalgico dei responsabili dei crimini di ieri, attuati contro il nostro popolo, e di quella Slovenia che oggi permette l’ingresso a casa nostra dei flussi migratori attraverso la rotta balcanica, senza fare assolutamente niente.
Dulcis in fundo, sembra che il prossimo 13 luglio ci dovrebbero essere per il ” grande avvenimento ” i presidenti della repubblica italiana e slovena.
“Noi siamo di un’altra Italia, crediamo ancora negli eroi”.

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