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Trieste continuano gli “arrivi”, diventeremo come la Svezia?Di F.Bellan

Anche oggi dalla rotta balcanica sono stati intercettati una trentina di ” profughi “, una consuetudine che si ripete di giorno in giorno, anche nel resto del Friuli Venezia Giulia, così come continuano al sud gli ” arrivi ” via mare. 

Il tessuto sociale nelle città è radicalmente cambiato, la società multirazziale in Italia è già da tempo una nefasta realtà, basta dare un’occhiata alle cronache delle varie città italiane. 

A Trieste  è di venerdì la notizia che una casa è stata occupata dai soliti “profughi” magrebini che si sono anche preoccupati di forzare i sigilli dell’immobile e di allacciare così le forniture di luce, acqua e gas. Del resto in altre situazioni, come fanno dappertutto in Italia, si inseriscono abusivamente in appartamenti affittati senza poi pagare l’affitto. 

E’ sempre di venerdì la notizia di una rivolta al centro d’accoglienza di Gradisca, conclusasi con la fuga di alcuni “ospiti”.

Se già una trentina d’anni fa, da parte nostra, cominciava una battaglia politica contro l’immigrazione e contro la società multirazziale, è dei primi anni ’90 la rivolta dei ghetti di Los Angeles e le immagini fecero il giro del mondo, contro la quale nel 1993 venne fatta dal sistema la legge Mancino, che diede il via a persecuzioni giudiziarie basate sulla criminalizzazione delle idee, oggi possiamo dire che all’epoca la parte del nostro mondo che aveva intrapreso quella battaglia aveva ragione, e lo vediamo di giorno in giorno. 

La società multirazziale non è quell’eden incantato presentato dalla cosiddetta ” società civile “: è una sciagura diventata realtà. La battaglia per preferenza e identità nazionale, assieme a quella per la giustizia sociale dev’essere rivendicata da un’opposizione che va ricostruita, perché la situazione può sempre peggiorare. 

Di seguito un articolo tratto dalla pagina Geopolitical News PR descrive le ultime notizie che arrivano dalla Svezia multietnica. 

“Svezia: mese caldo per il Paese e non è a causa dell’estate.

A inizio mese a Stoccolma una bambina svedese di 12 anni è stata uccisa durante un agguato, i responsabili non sono stati ancora assicurati alla giustizia. I proiettili l’hanno raggiunta mentre era in macchina, perché il veicolo è stato confuso per quello di un rivale.

La guerra delle bande è nata negli anni scorsi, frutto di rivalità tra il crimine africano e quello mediorientale per il controllo dei traffici illeciti. 

La guerra si è spostata rapidamente da Malmo a Stoccolma dopo che la prima città ha assistito ad un’escalation di attentati e omicidi sanguinosi nell’ultimo biennio, spingendo le ff.oo ad implementare metodi di importazione statunitense basati sulla tolleranza zero.

A Malmo, quest’anno, soltanto nove sparatorie, rispetto alle 34 dell’anno scorso e alle 67 del 2017. 

Le bande, però, non hanno smesso la guerra, l’hanno trasferita a Stoccolma e il governo annuncia la linea della tolleranza zero su scala nazionale.

Questi i numeri della guerra tra bande in tutto il Paese:

2019: 42 morti, 120 feriti, 334 sparatorie, 100+ attentati

2020: 20 morti, 56 feriti, 163 sparatorie, dati non disponibili sugli attentati.

Il criminologo Amir Rostami, citato dalla BBC, ha comparato la situazione svedese a quella messicana – non, ovviamente, in relazione al numero dei morti, quanto al ricorso ad ordigni come le granate.”

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