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Un’estate al mare? di A.Sansoni

Un’estate al mare? Si, no, forse… In questa malagestione dell’Italia da parte di un governo che ogni giorno cambia idea su quello che dovrebbe fare, in tema di vacanze  tutto ancora (per restare in tema) in alto mare. Unica certezza è che l’esecutivo in carica si è dimostrato come uno dei peggiori nella storia repubblicana, facendo impallidire persino i governi di sinistra targati Prodi e D’Alema e alcuni governi democristiani degli anni ’60-70 del secolo scorso. Torniamo però all’argomento vacanze al mare e tralasciamo i giudizi sul governo che non possono altro che essere negativi al massimo. Una cosa è chiara: negli stabilimenti balneari sicuramente non potrà essere tutto come prima. C’è chi ipotizza che la distanza fra gli ombreloni sulla spiaggia dovrà essere non inferiore ai tre metri, ma altri preferirebbero una misura più elevata portando a quattro i metri di distanza fra un ombrellone e l’altro. Inoltr e la possibilità (forse remota anche perchè poi non avrebbe senso  il rispetto delle altre misure di sicurezza) di affittare ombrelloni e sdraio a una sola famiglia al giorno (in caso di cambio di cliente sarà necessaria la sanificazione). E come dividere gli spazi? Si pensa a delle cordicelle divisorie. Per evitare il formarsi di assembramenti, sarà necessaria la prenotazione via internet e quindi l’impossibilità di alzarsi una mattina, prendere la macchina con la famiglia e recarsi al mare all’improvviso. La sanificazione degli ambienti balneari dovrà avvenire ogni giorno e negli stabilimenti dovranno esserci gel iginizzanti per i bagnati. Nel caso in cui non fosse possibile rispettare le distanze di tre o quattro metri, i vacanzieri avranno l’obbligo di indossare la mascherina e immaginiamo già i disagi di indossare una maschera in spiaggia con il caldo soffocante. E probabilmente ci saranno meno bagnini, ognuno di loro vigilerà su un tratto di spiaggia più ampio e non sarà possibile effettuare la respirazione ‘bocca a bocca’ per l’annegato: il minor numero di bagnini deriva dal fatto che la previsione di minori introiti comporterà l’impossibilità di pagare i bagnini come dipendenti. Un settore, quello balneare, che conta circa 25 mila posti di lavoro e che rischiano di saltare da un momento all’altro. Il motivo?  Il futuro economico del Paese si prospetta drastico, tanto da spingere molti a risparmiare e ad abbreviare, se non a cancellare, le vacanze.

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