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USA e Israele utilizzano la tragedia di Beirut per mettere sotto controllo il Libano e neutralizzare Hezbollah di L.Lago

La visita improvvisa a Beirut del presidente francese Emmanuel Macron e e la richiesta di alcune fonti libanesi pro occidentali di internazionalizzare le indagini sull’esplosione del porto di Beirut sono indicative di quanto si sta muovendo nel martoriato paese dei cedri.
Già alcune ore dopo l’attentato al porto di Beirut, alcuni esponenti libanesi collegati a centrali estere (USA e Arabia Saudita) chiedevano che la gestione del porto fosse internazionalizzata. Esiste in Libano un fronte interno che include élite politiche e mediatiche, che si muovono in chiara armonia, cercano l’internazionalizzazione da un lato e si muovono contro il governo e il Patto dall’altro, in uno scenario che ricorda la situazione del 2005. Questo coincide con le richieste di internazionalizzazione su Twitter e su altri social media, dove la maggior parte di questi messaggi provengono da non libanesi.

Queste chiamate sono arrivate in concomitanza con l’ arrivo del presidente francese Emmanuel Macron, ieri in visita a Beirut, per “aiutare il popolo, non lo stato” (sue dichiarazioni). Questo è indicato dalla sua dichiarazione in cui affermava che “gli aiuti francesi non finiranno nelle mani dei corrotti e forniremo aiuti internazionali sotto la supervisione delle Nazioni Unite e raggiungeremo direttamente il popolo e le associazioni non governative”(le ONG pilotate dalla USAID e altri organismi pro USA).

Oltre a queste dichiarazioni, il presidente francese ha anche chiesto “il cambiamento in Libano” e ha anche detto, mediante un suo tweet, che “il Libano non è solo” all’indomani di un’esplosione al blocco 12 del porto di Beirut, che ha ucciso più di cento persone e devastato una buona parte della città.
“Non è solo il Libano”, ha detto Macron, ma il paese si trova ancora sotto sanzioni USA e la Russia ha richiesto a Washington di rimuovere le sanzioni come unico vero atto di solidarietà internazionale, piuttosto che non dichiarazioni ipocrite da parte delle stesse potenze che hanno imposto il blocco e le sanzioni che hanno gettato nella crisi la popolazione libanese.

L’analista degli affari politici di Al-Mayadeen, Qasim Izz al-Din, ha commentato la visita di Macron affermando che “la Francia è l’origine del sistema settario in Libano e deve fornire soccorso al Libano con qualche cosa di più dei quattro aerei umanitari” inviati. Questo perché adesso tutti simpatizzano con il Libano e la sua gente “, ma fino a ieri il Libano era sul banco degli accusati per non essere “collaborativo” con gli USA e le potenze occidentali.

Izz al.Din ha aggiunto che “la Francia deve assumersi la sua responsabilità per gli aiuti umanitari e dare tutto ciò che può in questo frangente e può fare molto, ma non deve imporre riforme ai libanesi”.
Una porzione del territorio libanese è ancora sotto occupazione israeliana e Israele viola continuamente lo spazio aereo e marittimo del Libano sentendosi padrone assoluto dei giacimenti di gas in mare e delle risorse del paese.
Le autorità libanesi e vari esponenti delle fazioni politiche chiedono l’internazionalizzazione delle indagini sull’esplosione del porto di Beirut ma non l’interferenza estera nelle questioni interne del Libano.

Inoltre, questa era anche la richiesta del leader del Partito socialista, ex vice Walid Jumblatt, il quale ha detto che “non si fida della capacità del governo libanese di rivelare la verità”. Jumblatt ha ritenuto che “l’attuale governo sia ostile e che ci debba essere un governo neutrale che lasci il Libano dagli asset dominanti e che i passaggi e i porti debbano essere controllati e che non vi sia fiducia nell’autorità locale, con questa banda dominante “.

Jumblatt ha aggiunto: “È una coincidenza o una cospirazione? … L’indagine rivelerà questo e, dalle poche informazioni che possiedo, questa enorme quantità di ammonio che è arrivata al porto di Beirut ed è rimasta per quasi 6 anni, non esplode anche se è tossica o esplosiva da sola, ha bisogno di un fulmine “.
Ha anche considerato che “il Libano è ferito, occupato, isolato e controllato, ed è abbastanza grato per la sua visita.

Nello stesso contesto, il leader del partito “Forze libanesi”, Samir Geagea, ha chiesto l’invio di un comitato di indagine internazionale da parte delle Nazioni Unite il prima possibile, e ha invitato il parlamento a “tenere una sessione di emergenza e pubblica per interrogare il governo sull’esplosione”.

Alcuni hanno risposto a queste richieste dicendo che “abrogano lo stato nazionale”,così ha dichiarato il vicepresidente del Parlamento Eli Farzly. Inoltre, il ministro degli interni Mohamed Fahmy ha confermato che l’attuale governo non farà ricorso a esperti internazionali.

Non vi è alcun dubbio che le richieste di internazionalizzazione provengano da “Israele” e dagli Stati Uniti per raggiungere il loro obiettivo di porre il Libano sotto più controllo fiduciario, in particolare con la loro richiesta di modificare le funzioni di “UNIFIL” (il contingente dell’ONU) e aumentarne l’autorità. Questa non è la prima volta che le questioni relative al Libano sono state internazionalizzate, in particolare l’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri.

Questo si accompagna al rinvio dell’International Special Tribunal for Lebanon, che sta esaminando il caso dell’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri, per pronunciarsi fino al 18 agosto, dopo che era stato programmato il 7 dello stesso mese, a causa delle ripercussioni dell’esplosione a Beirut.

Dopo queste dichiarazioni, lo scenario indica i tentativi di imporre una tutela indiretta al Libano, e c’è chi cerca di accusare Hezbollah di essere responsabile della catastrofica esplosione nel porto di Beirut, seppur indirettamente, accennando che l’esplosione di Beirut è stato un evento casuale e collegando questo con la questione a Hezbollah e alle sue armi.
Tutti o quasi i media occidentali insistono su tale versione dei fatti mettendo sotto accusa Hezbollah e istigando un cambiamento in Libano che metta fuori gioco Hezbollah (il grande nemico di Israele) e consenta l’instaurazione nel paese di un governo filo occidentale.
Da questa campagna mediatica si comprende a cosa sia stato finalizzato il disastro di Beirut e quali ambienti siano interessati ad utilizzare l’evento per un cambiamento politico nel paese dei cedri che rimetta il Libano sotto i controllo delle centrali degli USA, di Israele a cui il Libano si era sottratto.

Tuttavia si omette di riferire che , il segretario generale di Hezbollah, Sayyid Hassan Nasrallah, con una sua presa di posizione di pochi giorni prima , aveva “negato categoricamente” in un precedente discorso le accuse formulate dal delegato israeliano al Consiglio di sicurezza circa l’uso di Hezbollah di trasferire armi o componenti di armi in Libano attraverso il porto di Beirut, considerato da Hezbollah una struttura non sicura e inquinata da spie e agenti statunitensi e sauditi.

E il signor Nasrallah ha considerato che “queste dichiarazioni preludono all’imposizione di una tutela sul porto, sull’aeroporto e sui confini, alcuni dei quali vogliono che il Libano sia messo sotto il controllo degli USA e dei suoi procuratori”. Nasrallah aveva anche avvertito coloro che avevano “un problema con Hezbollah, dal mettere in pericolo il porto di Beirut”.

Gli analisti libanesi hanno indicato all’indomani dell’esplosione che “lo sfruttamento dell’incidente è iniziato con l’obiettivo di mirare a responsabilizzare Hezbollah che ha depositi di armi nel porto”, secondo vari osservatori indipendenti. Questi ritengono che le esperienze del Libano con la Corte internazionale non abbiano avuto successo e non possano essere rivendicate come una costante per il paese.


Il Libano ha già subito da parte di Israele e dei suoi sodali (USA, GB e Francia) occupazione militare, destabilizzazione interna e sobillazione di violenze e ostilità fra le varie componenti etniche e religiose del paese. Il tutto mirato a portare il caos nel paese e favorire una neocolonizzazione in stile “esportazione della democrazia” nel paese dei cedri. In Libano si ricordano ancora dei 33 giorni di bombardamenti fatti da Israele nel 2006 che causarono migliaia di vittime fra i civili libanesi ed il tentativo di invasione del sud del Libano che fu bloccato da Hezbollah.
Nessuna meraviglia che sia utilizzato il disastro del porto di Beirut per disarmare il movimento di resistenza e imporre un diktat al paese per sottomettersi alle potenze dominanti. Il ricatto è già stato preannunciato: aiuti in cambio di riforme politiche e sottomissione.
Hezbollah farà presto sentire la sua voce e l’asse della resistenza non sembra disposto a deporre le armi e sottomettersi ai nuovi/vecchi padroni, a prescindere che parlino francese o arabo.

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