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Vaccinazioni con un microchip.”Ecco perché il futuro è questo”

Addio siringa: cerotti, smart-patch e microchip che, messi a livello cutaneo, potranno vaccinarci e misurare la quantità di anticorpi presenti nel nostro organismo. L’era della telemedicina è alle porte. “Si potranno controllare i dati a distanza”Alessandro Ferro

La punturina sul braccio, molto presto, potrebbe essere un ricordo del passato: l’accelerazione che il Covid ha dato in termine di tecnologia non finirà con la pandemia, anzi. I vaccini del futuro saranno a base di cerotti, spray nasali, gocce e pillole ma non è tutto: microchip installati appena sotto la pelle ci diranno in tempo reale quanti anticorpi abbiamo, qual è il nostro stato di salute e se è necessario trasmettere i dati al nostro medico di base senza muovere un passo da casa.

Ecco lo smart patch vaccinale

Sul nostro giornale (qui il pezzo) ci siamo recentemente occupati di uno studio dell’Università di Oxford sul vaccino a spray nasale e dei prototipi di smart-patch vaccinale in fase di sperimentazione a Swansea, sempre nel Regno Unito. Ma cos’è uno smart-patch, di cosa si tratta? “È una tecnologia già in studio da parecchio tempo anche per la diagnostica di altre condizioni patologiche o per il controllo di condizioni fisiologiche: sono dei microsensori che, messi a contatto con la pelle, possono percepire delle variazioni vitaliche provocate da determinate sostanze in circolo. Saranno dei microchip in grado di segnalare quanti anticorpi circolano nei confronti di un determinante agente microbico, virale o batterico che sia”, ha detto in esclusiva per ilgiornale.it la Professoressa Maria Rita Gismondo, Direttore Responsabile di Microbiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano. “È una metodica nuova, nuovissima nell’ambito della possibilità di controllare l’attività dei vaccini ma siamo ancora lontani dall’utilizzo perché è necessario passare attraverso varie fasi di ricerca”.

A cosa servono i microchip

Calma e gesso, come si dice in questi casi: l’idea è buona ma non sarà pronta domani mattina. Quali saranno le funzioni di questi microchip? “Ci sono due possiblità: sondaggio o terapia topica che si fa immettendo il microchip a livello cutaneo o addirittura un patch”, ci dice l’esperta, riportando l’esempio di alcune terapie ormonali o per malattie cardiovascolari già in uso che vengono già eseguite con dei cerotti. Si creerebbe, così, l’unione di due elementi diversi. “La ricerca potrebbe essere orientata, dal punto di vista vaccinale, con questi patch o cerotti che potrebbero inoculare o indurre la produzione di anticorpi; dall’altro lato, i microchip di tipo diagnostico potranno, nel tempo, valutare qual è la nostra risposta anticorpale alla vaccinazione ma anche tantissimi altri parametri”, sottolinea la Gismondo. In sostanza, ci aspetta l’epoca del “vaccino fai da te” grazie all’applicazione di cerotti cutanei che agiranno come fosse l’iniezione intramuscolo, rendendo ancora più facile la somministrazione del vaccino influenzale piuttosto che quello per un’altra patologia. “Il futuro è questo”, ci dice la microbiologa. Ci si potrà vaccinare, in sostanza, anche da soli e non soltanto tramite un cerotto od un vaccino spray. “È quello a cui si tende: alcuni dei vaccini che abbiamo adesso sono in fase di studio per una formulazione orale tramite gocce o pillole”, aggiunge.

La tecnica con la quale potranno essere innestati già si conosce: “Tutte le volte che si applicano ad un nuovo campo bisogna fare tutti gli studi ad hoc per aggiustare il tiro ma le ipotesi di studio sono già in progress per alcune applicazioni. Se parliamo, però, di vaccini ed anticorpi ci vorrà ancora un po’ di tempo per essere alla perferzione”. Da sottolinare come, una volta installato, il chip si potrà rimuovere facilmente e quando si vuole. “Assolutamente si: innanzitutto non potrà mai essere un’applicazione obbligatoria ed, in ogni caso, può essere rimossa in qualsiasi momento”, aggiunge.

Benvenuti nell’era “dual-use”

I mugugni degli scettici già si sentono: “Ma così ci controllano!”. A meno che non abbiate mai usato uno smartphone, carte di credito, social network e non viviate sul cocuzzolo della montagna, siamo già tracciati continuamente senza accorgercene. Ben venga una tecnologia del genere, che riguarda la salute e non lo status di Facebook o la “storia” su Instragram. “Se l’obiettivo è di geolocalizzarci ovunque è già raggiungibile: anche le nostre carte di credito possono far geolocalizzare, siamo in un’epoca dove il dual use è veramente alla portata di tutti, cioè ricerche di grande sviluppo per la salute ed il benessere che allo stesso tempo, se malintenzionati, possono essere usati per scopi completamente diversi, opposti e malevoli”, afferma Maria Rita Gismondo. Ecco, proprio il dual-use, termine che in politica , diplomazia e controllo delle esportazioni si riferisce alla tecnologia che può essere utilizzata per scopi sia pacifici che militari. “Se faccio l’esempio di alcuni farmaci, molecole o ricerche che si fanno, il dual use è dietro la porta – continua la microbiologa – Peraltro, con una tecnologia che è ormai alla portata di molti e con la possibilità di poter comprare su internet qualsiasi elemento per costruire nuove molecole o nuovi prodotti che possono essere usati a scopo malevolo o terroristico, direi che aver paura di un microchip che controlla i nostri anticorpi è veramente assurdo, inutile e ridicolo”.

L’importanza della nuova diagnostica

Come detto in apertura, il Covid ha accelerato quello che la tecnologia avrebbe comunque saputo produrre e produrrà nel giro di pochi anni. “È una fortunata ed inevitabile possibilità in base al punto di vista con il quale si vede – aggiunge la Gismondo – ma le dico di più: questo tipo di diagnostica sarà estremamente importante lì dove sarà difficile avere una diagnostica locale, perché potremmo controllare questi dati anche a distanza attraverso le reti, una forma di telemedicina direttamente dal paziente. Questi dati potrebbero essere letti anche dall’altra parte del mondo”. In questo modo, un anziano che non può muoversi da casa ma un qualsiasi malato o normale paziente che salta un appuntamento medico perché indaffarato con il proprio lavoro, può “trasmettere i propri parametri ematoclinici ad un medico che è a distanza anche di migliaia di chilometri che può interpretare il suo stato di salute e dargli dei consigli”, ha aggiunto.

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