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Washington va in scena il “festival Elettorale” di Trump celebrato dai collaborazionisti arabi

Non poteva esserci uno spettacolo più ripugnante e ipocrita se non quello messo in scena da Trump e dai suoi servitori a Washington.
I governi dei paesi arabi satelliti di Washington, Emirati Arabi e Barhein, sono stati convocati alla Casa Bianca per recitare lo spot elettorale in favore del presidente Donald Trump. Il soggetto della sceneggiatura è stato quello della firma degli accordi di pace con Israele.
Mancava quello che doveva essere il principale protagonista: la Palestina.
Uno strano accordo di pace che coinvolge paesi che non sono mai stati in guerra con Israele e che sono sempre stati per giunta satelliti degli Stati Uniti, oltre ad aver mantenuto rapporti di collaborazione con Israele, se pure occultati al pubblico.
La tanto declamata ” normalizzazione” degli Emirati Arabi Uniti e del Bahrein con Israele non ha nulla a che fare con una questione di pace e stabilità, ma è stato, è e rimarrà un atto di collaborazionismo per gli Emirati, Bahrein, Arabia Saudita e altri, perché sono lì per svolgere questa funzione.
Non a caso anche due esponenti arabi della Knesset israeliana hanno affermato che gli accordi di normalizzazione degli Emirati e del Bahrein con l’occupazione sono stati fatti nell’interesse dell’America e dei sionisti, e che Abu Dhabi e Manama hanno dimostrato con questo passo di essere contro il popolo palestinese. Parole di Jamal Zahalka, esponente della lista Araba Congiunta alla Knesset e di Mansour Abbas della stessa formazione.

Chiunque comprende che la recita fatta a Washington ha il sapore di una farsa e di un tradimento fatto alle spalle del popolo palestinese che tutti i giorni subisce i crimini e le angherie degli occupanti nell’indifferenza del mondo.
Il passo fatto oggi dai due governi arabi collaborazionisti non è una normalizzazione ma piuttosto si concretizza come una sottomissione. Un giorno si saprà il prezzo che i corrotti governi arabi hanno riscosso in dollari per il loro tradimento.
Naturalmente il passo è stato presentato in pompa magna alla Casa Bianca come un “accordo storico di pace”e sia Trump che Netanyahu si sono sperticati in lodi e in autocelebrazioni, riportate da tutto l’apparato mediatico occidentale.
La realtà è molto diversa, questo patto non riguarda i palestinesi e nessun accordo di pace è possibile senza coinvolgere l’entità palestinese e tanto meno basterà fare loro qualche concessione mentre rimane l’occupazione delle loro terre.
Il grande scrittore palestinese Ghassan Kanafani (assassinato dal Mossad) aveva detto: “Un giorno arriverà per questa nazione (la Palestina) quando il tradimento diventerà soltanto un punto di vista. Ti rubano il pane e poi te ne danno un pezzo, poi ti ordinano di ringraziarli per la loro generosità … per la loro sfacciataggine”.
La Storia della Palestina è antica ed è una storia fatta di tradimenti e di usurpazioni con Israele che ha cercato ossessivamente di cancellare ogni traccia di quella storia. I paesi arabi che hanno firmato l’accordo non hanno una storia se non recentissima, esistono come stati autonomi da poco più di 40 anni, meno dell’entità sionista. La Palestina ha una storia antica testimoniata dalle scuole palestinesi come quella della scuola di “Al-Bireh” che risale all’anno 1890, il che significa che l’immagine di questa scuola (come di altre) è più antica degli Emirati Arabi Uniti e del Bahrein insieme.
I palestinesi hanno dimostrato di essere un popolo coriaceo e determinato che non ha mai smesso di lottare per i suoi diritti nonostante l’occupazione, la repressione e la pulizia etnica attuata contro di loro nel corso di oltre 70 anni. I tradimenti ci sono stati ed il tentativo di svendere la causa palestinese al miglior offerente non è nuovo ma si è ripetuto più volte nella Storia.
Questo atto di sottomissione definito dagli occupanti “normalizzazione” non è stato fatto da loro ma dai collaborazionisti arabi e di conseguenza non ha alcun valore.
Saranno presto i fatti a confermarlo mentre i pezzi di carta sottoscritti dai collaborazionisti rimangono dei soli pezzi di carta che sono destinati a essere spazzati via dal primo vento che soffierà sulla Palestina.
di L.Lago

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